Malatheatre è un progetto teatrale che attraversa i generi: si muove attraverso il cinema e la musica, la poesia le arti figurative, l’opera buffa e il teatro dialettale, e così via senza esclusioni fino all’aneddotica passando magari per la filosofia morale.Lavora sulla composizione armonica di elementi molto diversi tra loro, spesso solo in apparenza incompatibili, appartenenti ad epoche e storie molto differenti, che trovano però all’interno del quadro totale la loro ragione d’essere, per acquisire significato e senso, spesso un senso altro, un senso imprevisto. Non rinnega la storia, ma della storia non accetta la logica lineare, mette tutto insieme e contemporaneamente, visioni parallele della stessa realtà senza il tempo.Teatro del presente assoluto, spazio vuoto dove la storia che si racconta, che non sarà mai soltanto una, si mostra per inquadrature, dove l’occhio dello spettatore è costretto a scegliere tra campi lunghi e primissimi piani, obbligato a brusche zoomate su particolari seminascosti sullo sfondo.Qui la realtà coincide solo con il presente, e il presente in azione non ha tempo di organizzarsi in storia, non ha il tempo, e dunque invece della logica rassicurante di una storia in progressione, che ci si aspetta abbia una morale, che si pretenda abbia una morale, segue la logica dell’intuizione, che di morale non ne ha nessuna o molte.Mette in scena il mito, con tutte le sue caratteristiche peculiari, e tra queste il suo non essere letteratura. Il suo essere contemporaneamente non ancora e già stato letteratura: tanto da poter essere raccontato in qualunque modo si voglia e con qualunque linguaggio.
Malatheatre non scrive per il teatro, si lascia scrivere sul palcoscenico dal cinema degli anni ’50 con la collaborazione dei poeti religiosi del ‘200, spinge fuori a forza dall’oblio le voci dei cantanti degli anni ’60. Spesso usa sfacciatamente il play back tanto è il gusto che prova a resuscitare Hitchcock, Welles, e anche quella sconosciuta che faceva la Volpina con Fellini
Ludovica Rambelli.
