dal 2 al 6 agosto 2006
malatheatre sarà ospite al festivalTroiaTeatro www.troiateatro.com
con lo spettacolo “La Conversione di un cavallo”
… a suivre…
2 luglio 2006
Lido la Rotonda - via napoli Bagnoli NA
dalle ore 20 malatheatre in “Conversione di un cavallo”
in collaborazione con I-KEN
… a suivre…
la conversione di un cavallo
17 tableaux vivants dall’opera di Michelangelo da Caravaggio
Alice Bever, Francesco de Santis, Dora de Maio, Francesca Lugnano, Mauro Milanese, Gaetano Coccia,
Regia di Ludovica Rambelli
“La grande pittura dà l’impressione che Dio sia in contatto con un punto di vista sul mondo, con una prospettiva, senza che né il pittore né chi ammira il quadro s’intromettano a turbare il faccia a faccia.
Da qui il silenzio nella grande pittura.
Per questo non c’è grande pittura senza santità o qualcosa di molto simile.”
Simone Weil
Questo lavoro, costruito con la tecnica dei “tableaux vivants”, è di estrema semplicità e insieme di grande impatto visivo. In scena pochi e semplici elementi (stoffe di diverso colore e spessore, oggetti di uso comune) con cui gli attori compongono sotto gli occhi degli spettatori 17 “tele”. I quadri così costruiti, si mostrano come nello studio del pittore; i costumi ed i ricchi drappeggi si formano in pochi istanti grazie all’abilità degli attori che sono insieme modelli, scenografi, attrezzisti della messa in scena. L’azione si immobilizza come in un lampo di luce al magnesio, nell’istante di un gesto “perfetto”, restituendo l’emozione del dipinto. L’estrema correttezza iconografica, la forza espressiva dei corpi e dei volti degli attori nel caratteristico taglio laterale della luce, restituiscono appieno quella “poesia della realtà” che costituisce il segno distintivo dell’opera di Michelangelo da Caravaggio.

Note di regia
Da anni sono affascinata dal lavoro sui tableaux vivants, o quadri viventi. Una forma d’arte caduta in disuso dopo grandi fortune nei salotti settecenteschi, e un breve ripescaggio da parte delle avanguardie dei primi del novecento, e poi da lì nel varietà (dove venivano usati per far passare i nudi integrali attraverso le rigide maglie della censura).
Ne la “Conversione di un cavallo” i tableaux propongono 17, ma potrebbero diventare di più opere del grande maestro Caravaggio. In scena solo stoffe e pochi oggetti che, con gli attori prendono forme e senso nuovi, restituendo l’atmosfera dello studio di un pittore, con i suoi modelli fermati, come dal lampo di luce al magnesio di uno scatto fotografico, nell’istante di un gesto “perfetto”.
Note tecniche
La performance ha una durata minima di 25 minuti; ha una struttura circolare, un loop musicale che riprende sempre dal primo – e ultimo – quadro. Le musiche sono tratte dal Requiem di W. A. Mozart, La passione secondo Matteo, e La passione secondo Giovanni di J.S. Bach, e il Valse Triste di Sibelius.
Foto di Cristina Ferraiuolo e Stefano Mavilio
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Guarda il video dello spettacolo
http://malatheatre.wordpress.com/2006/08/20/video-la-conversione-di-un-cavallo-promo/
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Malatheatre è un progetto teatrale che attraversa i generi, tutti i generi; e per generi non si intende necessariamente i generi teatrali; si muove attraverso la memoria, le memorie: del cinema e della musica, delle arti figurative, dell’opera buffa e del teatro dialettale, della poesia e così via, senza esclusioni fino all’aneddotica passando magari per la filosofia morale.
Lavora sulla composizione armonica di elementi molto diversi tra loro, spesso solo in apparenza incompatibili, appartenenti ad epoche e storie molto differenti, che trovano però all’interno del quadro totale la loro ragione d’essere, per acquisire significato e senso, spesso un senso altro, un senso imprevisto. È teatro antico e moderno, antico perché non rinnega la storia, moderno perché della storia non accetta la logica lineare, non accetta la logica secondo la quale il “prima” viene inevitabilmente prima del “dopo”: mette tutto insieme e contemporaneamente, visioni parallele della stessa realtà senza tempo, guarda alla realtà stesa come senza tempo.
Malatheatre è il teatro del presente assoluto, uno spazio vuoto dove la storia che si racconta, che non sarà mai soltanto una, si mostra per inquadrature, dove l’occhio dello spettatore è costretto a comportarsi come una cinepresa, è costretto a scegliere tra campi lunghi e primissimi piani, obbligato a brusche zoomate su particolari seminascosti sullo sfondo, condannato a doversi sforzare, a cercare con l’occhio ciò che gli interessa, a temere di aver perso qualcosa di importante, di fondamentale. Usa come mezzo espressivo il teatro perché è l’unico in cui la realtà coincide con il presente, e il presente in azione non ha tempo di organizzarsi in storia, non ha “il tempo”, e dunque invece della logica rassicurante di una storia in progressione, che ci si aspetta abbia una morale, che si pretenda abbia una morale, segue la logica dell’intuizione, che di morale non ne ha nessuna o molte.
Malatheatre si appropria di qualunque arte serva al proprio scopo, di qualunque materiale scenico, di qualunque coincidenza, di qualunque aneddoto getti un bagliore di luce su uno strano caso avvenuto, per esempio, cinquecento anni fa, e che abbia attinenza, per esempio, con un altro fatto avvenuto cinquanta anni fa, per costruire l’ipotesi che qualcosa del genere avverrà tra cinque giorni. Mette in scena il mito, con tutte le sue caratteristiche peculiari, e tra queste la principale, il suo essere letteratura e cioè essere contemporaneamente “non ancora” e “già stato” letteratura, il suo poter essere raccontato in qualunque modo si voglia e con qualunque linguaggio senza smarrirsi nel linguaggio, nella forma. Non scrive per il teatro, si lascia scrivere sul palcoscenico dal cinema degli anni ’50 con la collaborazione dei poeti religiosi del ‘200, spinge fuori a forza dall’oblio le voci dei cantanti degli anni ’60, e li costringe a fare da sottofondo radiofonico nella bottega dove Caravaggio sistema cadaveri in posa, incurante del puzzo, canticchiando nel cercare di fare almeno un quadro che non venga giudicato tanto indecente da non essere degno dell’altare, e tanto bello da finire nelle stanze private del cardinale, usa il play back sfacciatamente e le basi registrate se gli attori non hanno voce, e pure se ce l’hanno, tanto è il gusto che prova a resuscitare Hitchcock, Welles, e anche quella sconosciuta che faceva la Volpina con Fellini.
english users
Malatheatre, based in the heart of Naples, Italy is an ongoing theatre project which continues to produce works which are performed throughout Italy. This group, led by Ludovica Rambelli, director, scenographer, stage manager and producer includes a mix of artists, students, musicians, dancers and acrobats from Italy and the world.
The work of Malatheatre defines the meaning of ensemble: each actor is integral to the scene. There are no curtains or “off stage” but a continual shift of focus from background to foreground, principle actor to chorus. An actor with Malatheatre uses the flow of the rhythm of the words and music to direct the intention of the movement. The performer’s ear and body is a finely-tuned instrument: every gesture and sound is carefully crafted to “harmonize” with the other actors. This extremely physical theater requires not only a maximum precision and technical ability but also determined spontaneity. Precision and rhythm make up the base from which any piece is created during hours of structured improvisations. These improvisations are then modified and polished by Rambelli who weaves them with the fabric of the music, scenery and theatre space.
Malatheatre’s repertoire is in continual metamorphosis, being adapted for different spaces which include churches, clubs, universities, theatres, courtyards, beachfronts, homes, bars, piazzas. The performances balance on a very delicate line between light and dark and it is these very contrasts which define the works of Malatheatre. Colors and faces, fabric and furniture move to a foundation of music: the music and bodies are completely in synch. It is this attention that makes the performances of Malatheatre honest and powerful, as Rambelli uses each, individual strength, talent and energy channeled to an incredibly unique theatrical experience.