Shake the snake
con Vincenzo del Prete, Mauro Milanese, Massimiliano Mirabella, Cecilia Preite Martinez, Giorgia Restieri
regia Ludovica Rambelli
“Chi non ebbe mai un reale e disinteressato amore per l’eresia: un’eresia senza scopo, puramente inventrice. No, no, ognuno cercava la vera ortodossia”. Pier Paolo Pasolini
Due più due fa sicuramente quattro? Ed esistono accadimenti “casuali”? Ritenere che vi possa essere un nesso, seppur vago, tra la morte di Marlowe e quella di Pasolini è – sicuramente – un’eresia?
Heresy, in inglese, vuol dire “paradosso”, un’affermazione non sostenuta da basi solide.
Un castello di carta con le fondamenta sulle nuvole, dove poi – per accidens – sale il fumo acre dei roghi in nome della verità e del giudizio. Si tratta sempre di roghi – da sconfessare, da rinnegare, magari – in nome di una verità “altra”, di un’altra ortodossia che venga a rimpiazzare quella che li ha accesi.
Ed è un inammissibile azzardo affermare che Marlowe stesse pensando a se stesso (un re caduto in terra), mentre scriveva “Edward II”, e che avesse previsto la propria morte o saputo perfettamente quale sarebbe stata la messinscena della propria morte, come lo è credere che Pasolini sapesse di dover morire e ad ucciderlo sarebbe stato qualcuno che gli somigliasse a tal punto da potervisi specchiare.
Per coincidens – su entrambi i delitti grava da sempre il sospetto che si tratti di omicidi di Stato, architettati per togliere da mezzo personaggi rumorosamente e visibilmente scomodi.
E poi (ad ascoltare i pettegolezzi delle rispettive epoche) quella morte violenta se l’erano proprio andata a cercare……
“Shake the snake” – scuoti il serpente o Shakespeare il serpente – è una “tragedia musicale”, una crime story ambientata negli anni ’50 dove:
Philip Marlowe riscrive il Faust
Un “Elvis” di nome fa Filippo
Una “Queen” balla febbrile e seminuda
Una banda di malviventi italoamericani “danza” per coprire altre attività: spionaggio, truffe ed estorsioni, delazioni, omicidi a pagamento, falso in atti pubblici, riciclaggio di denaro sporco e di sporchi affari.
Shake the snake
“Quando i versi di un uomo non possono essere capiti, e il suo ingegno non è accompagnato dall’arguzia, questo può ucciderlo molto più che un grande conto , in una piccola stanza”
W. Shakespeare, da “As you like it”
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Il giallo – about the murder of Christopher Marlowe – continua irrisolto da quattrocento anni e risolverlo non si può più. Ammesso poi che allora fosse possibile districarsi nella fitta rete di false piste, false testimonianze, falsi moventi, subito intessuta intorno ad un omicidio in cui (maybe) alla fine si scopre che è falso pure il cadavere. E, dunque, non è possibile stabilire con certezza (quella cosa tanto cara agli ortodossi: la verità assoluta) se: Marlowe sia effettivamente morto il 30 maggio del 1593 in una certa locanda di Deptford per mano di Ingram Frizer, da lui – giustamente o ingiustamente – provocato; o se quella morte violenta se la fosse – consapevolmente o meno – andata a cercare.
E neanche se sia, invece, un “omicidio eccellente” architettato dai servizi segreti di Sua Maestà (protestante) ai danni di un agente divenuto scomodo o pronto a passare alla concorrenza (cattolica) e mascherato poi da delitto a sfondo sessuale. Oppure, se si tratti di un delitto a sfondo sessuale, mascherato da omicidio eccellente. O ancora, se la mano destra di Dio si sia armata del pugnale di Marlowe e si sia scomodata, pur di far fuori un incallito, indomabile e recidivo scrittore di “orrible blasphemies”, per poi incolpare del fatto un malcapitato procacciatore di prostitute che nulla c’entra e viene tirato fuori dal cappello come un coniglio bianco dal prestigiatore divino. E ancora: Elisabetta I, la vergine di ferro, ha partorito un figlio nato dall’unione con Lord Leichester. Questo figlio, l’erede al trono d’Inghilterra (I suppose), è Francis Bacon che, in un diario cifrato – decifrato nel 1922 da un certo generale Cartier – scrive: “Prenderò il nome di Marlowe e poi quello di Shakespeare in modo da rimanere sconosciuto poiché, avendo scritto storie drammatiche severamente perseguite, ho corso un tale pericolo che una sola parola della Regina avrebbe significato, per me, una fine terribile, un’uscita senza ritorno.” In questo caso si tratterebbe di un “finto omicidio” (sicuramente eccellente, inscenato con la complicità dei servizi segreti per salvare il figlio mascalzone ed evitare di mettere sul trono d’Inghilterra un pericoloso eretico), mascherato poi da delitto sessuale, mascherato da rissa per un conto da pagare, con l’aiuto della giustizia divina come contentino per i puritani che ci tenevano tanto con quel clima febbrile di riorganizzazione morale, giudiziaria, religiosa, che faceva acqua da tutte le parti, anche e soprattutto dopo le incursioni inglesi di Giordano Bruno.
Quel Giordano Bruno che, incidentalmente, proprio nel 1593 viene vergognosamente consegnato, da un certo signor Mocenigo di Venezia, nelle braccia del Santo Uffizio.
Lo bruciarono a Campo de’ Fiori nel 1600, sette anni dopo. L’Arcivescovo Whitgift, primo censore del Regno d’Inghilterra, gioca d’anticipo e nel 1599 fa fare un bel rogo di libri definiti eretici e indecenti, in cima ai quali stanno le traduzioni di Marlowe degli “Amores” di Ovidio. Gli altri drammi furono tagliati senza pietà tra cui il “Faust” il cui finale, si dice, fosse completamente diverso. Intatto è arrivato a noi solo “Edoardo II”. Ma a chi poteva mai passare per la testa che ci fosse “qualcosa” di pericoloso nel pubblicare, così com’era, la storia di un Re tutto di carne che finisce martire di tre aguzzini stretti intorno a lui come i carnefici di un Cristo del Caravaggio?
Deptford (Kent), 1593 mercoledì 30 maggio
“Essendosi incontrati un certo Ingram Frizer di Londra e Cristoferus Morley e un certo signor Nicholaus Skeres e il signor Robertus Poley di Londra il 30 maggio presso il molo di Deptford nella contea di Kent, verso le dieci del mattino si radunarono in una stanza della locanda di una certa vedova, Eleonora Bull, e lì si intrattennero e pranzarono. Dopo pranzo rimasero tranquillamente nello stesso luogo e passeggiarono, nel giardino della predetta locanda fino alle sei di sera del medesimo giorno e allora si ritirarono dal predetto giardino nella predetta camera e nel medesimo luogo cenarono insieme. Dopo cena i predetti Ingramus e Christoferus Morley parlarono e si rivolsero parole forti perché non si potevano mettere d’accordo sul pagamento della somma di denaro richiesta dal conto e nello stesso luogo il predetto Xferus Morley, ancora sdraiato sul letto nella camera dove avevano cenato e mosso dalla collera verso il predetto Ingramus Frisar per le parole che erano passate tra di loro. Il predetto Ingram ancora seduto nello stesso luogo della predetta camera con le spalle rivolte al letto dove il predetto Christofer Morley giaceva sul citato letto con la parte anteriore del corpo rivolta verso la tavola e i predetti Nicolaus Skeres e Robertus Poley ai due lati dello stesso Ingram in modo che quest’ultimo in nessun modo poteva fuggire accadde che il predetto Christofer Morley all’improvviso e con malvagia intenzione e premeditazione contro il precitato Ingram sguaiava il pugnale del predetto Ingram che sporgeva di dietro e con il medesimo pugnale il predetto Christofer Morley in quel posto e in quel momento malvagiamente inferiva al predetto Ingram due ferite sulla sua testa della lunghezza di due pollici e della profondità di un quarto di pollice, in modo che il predetto Ingram, temendo di essere ucciso e seduto nel modo indicato tra i predetti Nicola Skeres e Robertus Poley così che in nessun modo poteva ulteriormente retrocedere in propria difesa e per salvare la propria vita nel medesimo tempo e luogo, cercava col predetto Christoferus Morley e così in quel tentativo accadde che il predetto Ingram in difesa della propria vita col predetto pugnale del prezzo di dodici “penny” détte al predetto Christoferus nello stesso tempo e luogo una ferita mortale sopra il suo occhio destro della profondità di due pollici e della lunghezza di un pollice per la quale piaga mortale il predetto Christoferus Morley moriva all’istante nello stesso tempo e luogo”.
Estratto dal resoconto ufficiale del Coroner di Deptford, William Danby
I medici sono tuttavia d’accordo nell’osservare che una ferita come quella descritta nel verbale non basta a provocare la morte immediata.
Il primo giugno Marlowe fu seppellito nella chiesetta antica di San Nicola a Deptford; sul registro è scritto “Christopher Marlow ucciso da Francis Frezer: il primo giugno.”
Il 28 giugno giunse per Frezer il perdono formale della Regina.
Deptfort (New Jersey, USA) 1953 al “Bull’s”, sabato 30 maggio…..
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